La start up dell’anno

28 maggio 2014, In: Senza categoria
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Riportiamo la riflessione pubblicata da Repubblica Napoli di mercoledì 28 maggio. Il discorso segue la scia di quello pubblicato lo scorso 21 maggio, “Il mosaico dello sviluppo” e si collega al prossimo evento di venerdì 30 maggio organizzato alla Scuola Sant’Anna di Pisa per premiare la “La Start up dell’anno”Sul sito dell’evento  potete trovare l’elenco ed una breve descrizione delle 10 finaliste che si contenderanno il titolo di Start Up dell’Anno 2014 e delle 5 finaliste candidate al Premio Speciale Parchi Scientifici e Tecnologici promosso da APSTI. Saranno inoltre assegnati altri 4 premi speciali da parte dell’Ambasciata di Francia, dell’Ambasciata UK, di UniCredit Start Lab e di M31.

Ecco il pezzo, pubblicato da Repubblica

Joseph Schumpeter la chiamava “distruzione creatrice”. Lo studioso austriaco usava questa espressione per descrivere quelle fasi del ciclo economico scosse – è il caso di dirlo – dall’introduzione di forti innovazioni. E sembra davvero che quella in corso, per i nostri territori, per l’Italia, per l’Europa, sia una di quelle fasi.

E allora conviene chiedersi cosa ci sia sul terreno. Quali siano i solchi nuovi che vale la pena di concimare. Per pensare a nuovi frutti.

CatturaA spingerci in questa direzione è proprio l’Europa, il Vecchio Continente che sa più di tutti come la partita sullo scacchiere della geopolitica mondiale, in questa fase storica, si giochi sulla capacità di rinnovarsi, di pensare a modelli di sviluppo più sostenibili, a dinamiche economiche più inclusive, a strategie con più alto valore aggiunto in grado di generare nuovi modelli produttivi. L’Europa, insomma, scommette molto sull’innovazione e sull’economia della conoscenza. E per questo incentiva, e premia, e inventa meccanismi per dare a soggetti diversi, a imprenditori giovani, a donne creative la possibilità di fare nuove imprese. E di farle crescere.

E l’Italia, come risponde? Un esempio di quali siano le strade che il nostro Paese sta percorrendo, lo darà l’evento del prossimo 30 maggio, organizzato dal PNICube (Premio Nazionale dell’Innovazione) alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, premio a cui aderiscono quasi tutte le università italiane che dal 2003 hanno potenziato le politiche di trasferimento tecnologico di supporto alla nascita di nuove imprese (start up), utilizzando in particolare i risultati della ricerca. L’iniziativa che si chiama “Start up dell’anno”, è finalizzata a premiare le giovani imprese innovative con più di tre anni di vita che hanno conseguito i migliori risultati economici, patrimoniali e commerciali.

In più, l’evento è occasione per presentare un resoconto dettagliato sullo stato della costruzione di università più imprenditoriali. Dal 2003, anno di avvio, sono nate più di un migliaio di imprese, come risultato delle Business plan competition organizzate in quasi tutte le regioni italiane. Nel 2003 le università erano 5, oggi sono più di 40.

E i dati dell’ultimo rapporto sulla “Valorizzazione della ricerca”, pubblicato poche settimane da Netval, proprio in collaborazione con il PNICube, dicono che dei 416 progetti finalisti di questo premio, tra il 2005 e il 2012, 204 sono diventati imprese tutt’ora vive. Questa, considerati i tassi di mortalità delle aziende che ogni istituto di statistiche ogni tanto sciorina, è già una notizia. Ma c’è di più. Il rapporto racconta di come, anche in periodi di crisi, il fatturato medio di queste aziende sia sempre cresciuto.

Come mai? Le ragioni sono semplici. Intanto investono gran parte dei loro introiti in innovazione. Hanno, poi, una forte propensione a lavorare in rete e fare sistema tra di loro. E, infine, molte lavorando nel campo del digitale incidono sui nuovi processi di industrializzazione con un buon tasso di occupazione.

Questo fenomeno riguarda sia l’Italia che l’Europa. E anche la Campania è su questa scia. Per questo bisogna accelerare supportando tutte le opportunità che possono aiutare i giovani a provarci. E’ di pochi giorni fa, ad esempio, il decreto che ammette migliaia d’imprese a usufruire dei vantaggi delle Zone Franche Urbane. Sgravi fiscali, opportunità di crescita vere che alimentano quello che viene definito “sviluppo rapido” che riguarda sia le imprese tradizionali che vogliono innovare sia la nascita di nuove imprese, in particolare quelle gestite da donne e giovani.

Mario Raffa

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