Sele d’Oro, il meridionalismo e l’innovazione

6 settembre 2014, In: innovazione
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Pubblichiamo “Sele d’Oro, il meridionalismo e l’innovazione” contenuto sul Denaro oggi, sabato 6 settembre. Il quotidiano campano é in edicola in abbinata con Il Sole 24 Ore.
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La trentesima edizione del Premio Sele d’Oro é occasione per riaccendere il dibattito che sta al centro della kermesse: il meriodionalismo. Sullo sfondo degli incontri di un evento “raro” nel nostro Paese (siamo abituati ai Ventenni, ma poche cose durano tre decenni) ci sono i temi sui quali l’Italia si gioca parte del suo prossimo futuro. 
Partendo dalla dimensione locale, il Premio ha la sua casa nelle aree interne della Campania, quelle bagnate del fiume Sele, corridoio di tradizione e innovazione che attraversa l’area della regione lontana dal mare, e bagna una quantitá di paesi che vogliono collaborare, fare rete, prendere sul serio la possibilitá di cavalcare le nuove frontiere del sviluppo.
2458623Allargando lo sguardo, e spostando il punto d’osservazione dal territorio ai temi del rilancio, il Premio, quest’anno,  articola la discussione sul meridionalismo, intorno a cinque aree. Quella dei saggi sui temi del Mezzogiorno; il giornalismo e piú in generale il mondo dei media come sistema di transito delle conoscenze e delle informazioni, da sempre intitolato a Michele Tito tra i fondatori dell’evento; e poi le buone pratiche, come esempi concreti di percorsi avviati e vivi. E poi il tema, che ci segue sa essere il nostro tema: quello dei giovani e della nuova impresa.
Tutto questo non é poco. Lungo queste direttrici viaggia la speranza di costruire uno sviluppo vero. E sono queste le strade che intersecano le decisioni che in questo periodo il Governo sta prendendo. Pare non più rimandabile la costruzione di infrastrutture materiali che possano agevolare gli scambi e avvicinare il sud al nord. La Napoli-Bari che deve correre giú fino a Lecce e a Santa Maria di Leauca; Bagnoli, eretta dal premiere Renzi a simbolo del successo o del fallimento della sua avventura all’esecutivo; le infrastrutture della Valle Telesina e del salernitano; i corridoi autostradali della Sicilia. Senza tutto questo sembrerebbe anacronistico pensare a un’Italia sbloccata. 

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