Se l’impresa incontra l’arte

17 gennaio 2015, In: innovazione
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Postiamo la riflessione pubblicata dal Denaro di sabato 17 gennaio, nella rubrica settimanale Luci Sull’Innovazione. Il giornale economico campano esce ogni sabato con il Sole 24 Ore

 

olivetti_lettera
L’Italia che ha stupito il mondo con la sua tecnologia, che lo ha fatto sognare con il suo cinema, che é cresciuta e che entrata a far parte dei Paesi piú influenti del pianeta, era l’Italia in cui dentro i consigli di amministrazione di aziende come la Olivetti stavano – a contatto con ingegneri ed economisti – i poeti, i pittori, i musicisti. Erano gli anni Sessanta. Era l’alba della rivoluzione tecnologica che ha sconvolto il modo di vivere della gente, insieme al modo di produrre e di vendere.

A vedere quello che accade oggi, c’è da notare – accanto alle mille positive cose che il benessere più diffuso e il progresso hanno portato – una frattura, un distacco evidente tra il mondo dell’impresa da quello dell’arte. E si intende, con questi termini generici, un distacco più profondo tra la creatività delle scienze umane e il metodo, la freddezza necessaria, degli ingegneri, degli economisti, degli imprenditori. E non é un caso che é proprio dal momento in cui questa corda s’é spezzata, che l’Italia ha cominciato a perdere terreno. Sarà un caso.

uomo_vitruvianoMa é certo che questo Paese deve riannodare questo filo. L’innovazione si nutre di scienza come di lettere.

E nella nostra penisola, più che ogni altra parte del mondo, c’è una capacità innata di tenere insieme questi universi.

Un percorso che va in questa direzione comincia nella nostra città, spinto dal Premio Napoli che nel corso di quest’anno tenterà di far convivere all’interno di discorsi generali, gli imprenditori, i ricercatori, e gli artisti. Per capire se c’é un futuro diverso da poter disegnare.

 

    • Nicola Nigro
    • 17 gennaio 2015
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    La svolta vera parte proprio dal cambiamento verso la CULTURA. Proprio da essa è possibile cambiare perchè la migliore parte della società si può confrontare e dire la propria. chi è mediocre, per non dire altro, cerca proprio di non far incontrare le persone. comunque il discorso è molto lungo, ma una cosa è certa occorre partire dal territorio valorizzando le sue risorse. Non è possibile che località bellissime, sul piano dei reperti ed ambientale, come PAESTUM non si torva meglio che fare scontrare i cittadini “palle” si, “palle” no ( si tratta di cupole collocate a ridosso dei Templi) con un territorio vasto di circa 10 mila ettari. Giunta l’ora che gli amministratori che non producono quello che dicono e promettono devono essere mandati a casa, attraversi meccanismi obiettivi, ma automatici. E, poi, che prende tangenti, una volta condannato definitivamente, con processi rapidissimi (magari corsie preferenziale) non deve avere mai più rapporto con la PA. Questo non si farà mai perchè le regole li deve farle chi normalmente viene travolto da scandali. Il fatto che quasi tutte le REGIONI italiane hanno 80/90 % dei consiglieri coinvolti in scali la dice lunga. Comunque la speranza è sempre l’ultima a morire chi lo sa se un giorno……

  1. Rispondi

    L’arte è necessaria per uscire dal caos e per tendere al raggiungimento della bellezza. per altri versi irraggiungibile!

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