San Gennaro, le mani che hanno creato il suo tesoro

13 settembre 2014, In: innovazione
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Pubblichiamo il pezzo della rubrica Luci sull’innovazione contenuto sul Denaro oggi, sabato 13 settembre. Il quotidiano campano é in edicola in abbinata con Il Sole 24 Ore.

Saint_JanuariusCi sono tante cose straordinarie e sconosciute, nella cittá di Napoli. Tanti segreti, tanti valori. E, di certo, uno dei simboli della capitale partenopea, uno degli ambasciatori – per meglio dire – é il suo santo. Il patrono: San Gennaro. (qui di fianco in un ritratto del Caravaggio). 

I fedeli, nel corso dei secoli, hanno chiesto di tutto al santo miracoloso, a quello che é ancora “un santo vivo” (pensate al miracolo del sangue che si ripete). E nel tempo, in cambio, hanno donato ogni tipo d’oggetto prezioso. Tanto che oggi, il tesoro di San Gennaro vale piú degli ori della famiglia reale britannica e o di quelli della dinastia degli zar russi.

Ma l’attenzione di questo pezzo vuole essere posta sulle mani che hanno fabbricato quegli ori. Sull’arte che li ha immaginati e poi realizzati. Sulla creativitá, intesa come capacitá di pensare, di innovare e insieme di realizzare, pezzi d’arte. La tradizione orafa napoletana é immensa. Una testimonianza diretta la si puó avere passeggiando per Borgo Orefici. Le radici affondano in secoli passati. I collegamenti con altri stati e con altre tradizioni sono ancora oggetto di studio. In un recente convegno, a Napoli, s’é parlato della migrazione di una parte degli artigiani napoletani in Ungheria nel XVI secolo, per esempio.

La testimonianza piú chiara di questi continui tentativi di innovazione del mestiere praticati degli orafi, é impressa in quelle che sono dette le “10 meraviglie” del Tesoro di San Gennaro, realizzate tra il 1679 e il 1931. La Collana in oro, argento e pietre preziose, la Croce in argento e Coralli, la Mitra in oro rubini, smeraldi e brillanti, la Pisside gemmata in oro, rubini, zaffiri, smeraldi e brillanti e molti altri gioielli. Tutte opere venute fuori dalle mani e dagli attrezzi di napoletani, donate a San Gennaro dalle famiglie patrizie locali, ma anche da altre, financo dal casato dei Savoia. Quando il sapere diventa oro.

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