Il palazzo dello sviluppo

20 settembre 2014, In: innovazione
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Pubblichiamo il pezzo della rubrica Luci sull’innovazione contenuto sul Denaro oggi, sabato 20 settembre. Il quotidiano campano é in edicola in abbinata con Il Sole 24 Ore.
Veduta_Napoli
Nelle scorse settimane, il Comune di Napoli ha avviato un’interessante discussione sulle “strategie di sviluppo economico” della cittá. E in particolare, il tentativo di individuare una “traiettoria” di crescita e degli strumenti operativi di rilancio, prende piede da un’analisi piú larga, che ha come campo d’osservazione l’Europa e come oggetto di riflessione il nuovo ruolo che le grandi cittá hanno oggi nel vecchio continente. Il documento eleborato dal Comune parla di Amsterdam, di Stoccolma, di Copenaghen. Cittá che negli ultimi tempi hanno ridisegnato la loro geografia, riorganizzato i loro spazi, valorizzato i loro punti di forza, in funzione di un ruolo nuovo, di una “nuova sovranitá”.
Tornando a casa nostra: Napoli a che punto sta? Come sta definendo la sua nuova dimensione (non solo in termini di spazio) metropolitana? “Lungo quale traiettoria evolutiva – si legge nel documento elaborato dal Comune – si trova la cittá e come sta cambiando la sua morfologia sociale, la sua base economica”?
Poche domande. Ma é anche dalle risposte a queste domande che dipenderá il nostro domani.
E la sensazione, che trapela anche dalla parole messa in rete da Palazzo San Giacomo,  é quella che bisogna passare, prima possibile, dalla fase strategica a quella operativa. Partendo da un dato, forse: per l’80 per cento, la nostra cittá é tirata avanti dal commercio, dall’artigianato e dai servizi. E’ su questi pilastri che va costruito l’edificio del futuro.
Bisogna allora capire in che condizioni stanno questi pilastri, rimettere in sesto al piú presto le parti sgretolate, e cominciare a costruirci sopra (e attorno) íl migliore palazzo possibile. Facendo in modo, magari, che ad abitarlo saranno sempre di piú i giovani, che all’interno non vi siano controversie e che vi si possa vivere in pace, aiutandosi, scambiando saperi e interessi; e che dall’ultimo piano si veda il mare, il Mediterraneo, luogo di scambio di merci e culture; e che i suoi inquilini siano operosi e si sentano europei, oltreché napoletani, oltreché italiani. Cosí potrebbe essere il palazzo dello sviluppo.

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