Sorrentino e Maradona, due innovatori figli di Napoli

6 marzo 2014, In: generale
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Paolo Sorrentino, dal palco di Los Angeles, da dove ha alzato al cielo l’Oscar per il miglior film straniero, non ha ringraziato molte persone. Il suo pensiero l’ha rivolto alla parte del suo cast non presente alla premiazione, ai genitori scomparsi prematuramente qui a Napoli per l’esplosione di una bombola quando il regista non era ancora maggiorenne. E a Diego Armando Maradona. Lo ha fatto perché il Pibe de Or ha infiammato la sua immaginazione di ragazzo. Ha scatenato la sua voglia di produrre arte. Ha dato volontà e  concretezza alla sua fantasia.

sorrentinoPensiamoci un attimo: in questo, nelle pulsioni di base, nelle energie scatenanti, gli artisti sono uguali agli imprenditori. Vivono entrambi con un’unica necessità: quella di innovare. E il giovane Sorrentino dei tempi degli scudetti azzurri è lo stesso giovane che oggi, dentro un incubatore, vicino a una Zona Franca Urbana, nei pressi di un’Università, cerca la spinta per far diventare una sua idea qualcosa di grande.

Maradona ha risposto al regista non solo ringraziando, ma specificando che entrambi sono figli di Napoli. E che il grazie va alla città. A quella sua (sempre celata) grande bellezza che spesso significa creatività, voglia di stupire, capacità di realizzare. Nonostante tutto.

Il pensiero di Sorrentino mi ha ricordato questa foto datata 1994, anno dei mondiali americani, che espongo  (il primo da sinistra è Gerald E. Hills, uno dei maggiori studiosi mondiali di imprenditorialità e presidente, a quel tempo, dell’associazione americana di Marketing; io, Mario Raffa, sono il secondo da destra; gli altri sono delegati della comunità internazionale che si interessano degli stessi temi).

Diego si prestò – su mio invito – a un abbraccio e ad una conversazione sulla creatività con la comunità dei ricercatori presenti al Babson College, nella zona di Wellesley, a venti chilometri da Boston. Lo fece con la solita naturalezza con cui i geni fanno ogni cosa, sfuggendo alla poliziesca guardia del suo allenatore di allora, che non lo abbandonava un attimo.

La scritta sulla maglia di Maradona e il suo sorriso dicono che alla base di ogni progetto, anche il più complesso, ci sta la gioia di saper innovare.

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